Lo Stoxx 50 sono le prime 50 aziende europee quotate per valore di mercato.
Lunedì 19 settembre le due grandi banche italiane UniCredit e Intesa S.Paolo usciranno da tale importante gruppo.
Infatti, qualche giorno fa ho avuto l’onore e il piacere di avere uno scambio di opinioni con un giornalista de Il sole 24 ore il quale, in un brillante articolo, esplicitava la perdita del valore in borsa delle banche italiane, Unicredit e Intesa in prima linea, che hanno quasi dimezzato il valore delle loro azioni dall'inizio dell'anno perdendo enormi risorse liquide e conseguente patrimonializzazione.
Ma che cosa c'entra questo con le micro e piccole imprese?!
Si sa che avviare un’impresa non è cosa facile oggi in Italia, ma neanche gestirla una volta avviata senza poi poter parlare di investimenti in ampliamenti, ammodernamenti e sviluppo in generale.
Infatti, la gestione strategica e operativa viene riflessa su scelte bancarie e di credito in generale per tutte le aziende, sia avviate che in start up.
La questione che mi ha fatto ricollegare questo contesto generale delle grandi banche alle piccole aziende è venuta fuori affrontando un caso di un nostro cliente il quale, circa 4 mesi fa ha richiesto (mediante anche intervento di garanzia da parte di Confidi) un anticipo fatture che è stato preventivato con interesse al 7%; deliberato 20 giorni fa dalla banca, ci si è presentato un nuovo tasso annuo del 13%! Dopo diverse trattative siamo riusciti a ridurre il tasso al 9%. L'anticipo ha un massimale di 100 mila: ad esempio, se fosse sempre utilizzato fino al massimale, si spenderebbero 2 mila € annue in più rispetto al preventivato, e per fortuna che abbiamo trattato! Altrimenti sarebbero state ipotetiche 6 mila € in più l'anno con tasso del 13%! Mi permetto di dire che si può equiparare al costo di un apprendista part time.
Dunque, non è che abbiamo scoperto l'America ma la contemporaneità del calo della valore in borsa delle banche (con grande perdita di liquidità) con la "necessità" imposta da Basilea 3 di aumentare accantonamenti e la patrimonializzazione con l'aumento del Tier One, ha già comportato da tempo semplicemente un aumento dei prezzi: se non trovo i soldi in borsa, li trovo sui clienti finali.
Allora mi domando quanto la situazione possa diventare pesante per aprire un'impresa o svilupparne una esistente.
Considerando che poi il micro business in Italia è una sorta di complemento del mercato consumer che, senza dubbio sarà portato ad una restrizione dei consumi con conseguente calo della domanda per la manovra di tassazione che stiamo vivendo in questi giorni, mi viene da "tifare" e da sperare in un paradosso: cioè che la Germania non cresca come paese per far si che i prezzi non aumentino! Infatti solo così, in una situazione stagnante di crescita di tutti i paesi (e dell'Italia in particolare) il nostro Mario Draghi non aumenterà i tassi di interesse non temendo una crescita dell'inflazione.
La soluzione per le imprese? Per ora ci sto pensando facendo subito leva contemporaneamente su due fattori; eliminare costi e aumentare il numero di clienti (cercando di fare scala) per diminuire l'incertezza e il rischio futuro, speriamo funzioni!




